venerdì 23 dicembre 2011

MR OIZO - STATE 2

Quarto album per il genio folle del french touch e lo stacco con le altre realtà contemporanee è ancora nettissimo. Mentre ragazzi tutto pepe come Siriusmo e SebastiAn muovono di eclettismo arty per svecchiare il genere, il colto citazionismo dei Justice spiazza le attese ed il nuovo arrivato Rival Consoles vede l'alternativa lanciandosi in sala giochi, al padrino Oizo non serve inseguire mode o saltare ostacoli: lui deve solo conservare l'inerzia del percorso già tracciato, ossia proseguire la ribellione teorizzata nella leggenda Moustache assecondandone le spinte meno schizoidi. Si tratta in sostanza di coprire la terra di mezzo tra il suo apice freak e la quadratura del primo Analog Worms Attack, con tutti i frutti che ha ancora da offrire.



Stade 2
mette ogni cosa al suo posto. I bleeps acidissimi di France7, Cheeree e Ska (in chiusura sembra di sentire i kung fu b-movie anni '70: meraviglia) vantano ancora la loro doppia natura, capace di mandare su di giri ma anche di stordire con l'asimmetria disturbante. È il passato che incontra il futuro, Sweet Exorcist e DHS riletti dopo l'esperienza Bloody Beetroots (è il campionamento di Warp quello in Camelfuck?), in fondo il suo modo di coniugare distruzione e adrenalina della faccenda (nu)rave. La parabola fidget è tenuta in considerazione (Stade 2, Oral Sax) ma è spogliata del suo clamore da arena, processata sotto un rullo astrattista che ne determina la dimensione di sound-rompicapo. Perché un certo occhio per il clubbing c'è sempre (i 4/4 Boys Noize-like di Datsun, ma anche la art-techno dei Modeselektor in Douche Beat), ma vuole alimentare il lato più compulsivo della dance, un percorso inverso che (vedi anche l'ascesa filthstep di oggi) obbliga la folla a subirne gli effetti piuttosto che elevarla a fonte di energia collettiva.

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