Stade 2
mette ogni cosa al suo posto. I bleeps acidissimi di France7, Cheeree e Ska (in chiusura sembra di sentire i kung fu b-movie anni '70: meraviglia) vantano ancora la loro doppia natura, capace di mandare su di giri ma anche di stordire con l'asimmetria disturbante. È il passato che incontra il futuro, Sweet Exorcist e DHS riletti dopo l'esperienza Bloody Beetroots (è il campionamento di Warp quello in Camelfuck?), in fondo il suo modo di coniugare distruzione e adrenalina della faccenda (nu)rave. La parabola fidget è tenuta in considerazione (Stade 2, Oral Sax) ma è spogliata del suo clamore da arena, processata sotto un rullo astrattista che ne determina la dimensione di sound-rompicapo. Perché un certo occhio per il clubbing c'è sempre (i 4/4 Boys Noize-like di Datsun, ma anche la art-techno dei Modeselektor in Douche Beat), ma vuole alimentare il lato più compulsivo della dance, un percorso inverso che (vedi anche l'ascesa filthstep di oggi) obbliga la folla a subirne gli effetti piuttosto che elevarla a fonte di energia collettiva.
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